L’utilità delle coordinate geografiche nei dati di raccolta

Trascrivere in modo chiaro e coinciso la località in cui si è raccolto un certo esemplare è una pratica assai raccomandabile, sia per il giovane entomologo, sia per lo studioso esperto. Il dato della località è estremamente importante e di norma viene riportato nel seguente modo:

L I G U R I A
Alta Val Trebbia
dint. Rovegno (GE)

In questo caso possiamo sapere con certezza che, ad esempio, una femmina di Argynnis paphia è stata raccolta nei dintorni di Rovegno, in provincia di Genova. Il nome della regione è scritto in maiuscolo, con le lettere ben spaziate, al fine di mettere in evidenza quello che possiamo intendere come un dato regionale. Se è pur vero che il dato della località in generale è pienamente accettabile, appare chiaro che tale dicitura pecca di accuratezza.

Segnaposto ottenuto con coordinate geografiche in Google Earth.

Quella A. paphia potreste averla presa in qualsiasi luogo, nei dintorni di Rovegno. In tal caso nessuno, dopo di voi, potrà sapere in che zona è stata raccolta quella specie. Tuttavia dobbiamo ricordarci che stiamo parlando di insetti volanti che percorrono distanze considerevoli nel corso della loro vita adulta. Collocare un certo esemplare di lepidottero in un punto preciso del mondo, con lo scarto di un metro o poco più, appare quindi del tutto facoltativo.

Personalmente io sono a favore dell’uso delle coordinate, a patto che siano indicate sempre con un certo criterio. Anche se si tratta di una specie molto comune, come la cavolaia (Pieris brassicae), è comunque interessante sapere quando e in che punto è stata presa. Questo discorso è ancor più valido se parliamo di certe femmine attere di Geometridi, come l’Erannis defoliaria, che essendo prive di ali restano sempre molto vicine al punto di sfarfallamento.

Dato che non vogliamo dar nulla per scontato, iniziamo dalla regola cardine dell’uso delle coordinate nei cartellini di località. Tale informazione non deve MAI essere sostitutiva al testo, ma deve essere sempre accompagnata ad esso. Ecco quindi un esempio da non seguire:

P I E M O N T E
44°32’26.2″N 8°11’44.1″E
8.VI.1991 leg. M. Rossi

Con questo cartellino abbiamo una indicazione generica chiaramente visibile, ossia “Piemonte”, ma per conoscere la località precisa dovremo effettuare ogni volta una ricerca su carta o su internet per capirci qualcosa di più. Una cosa di questo tipo è da considerarsi inammissibile in campo entomologico, poiché siamo in presenza di una palese violazione di quel principio di chiarezza e leggibilità che ogni cartellino dovrebbe sempre avere.

Ecco invece due esempi di uno stesso dato riportati in maniera corretta:

PIEMONTE       Langhe
Pezzolo V. Uzzone (CN)
44°32’26.2″N 8°11’44.1″E
8.VI.1991 leg. M. Rossi

PIEMONTE       Langhe
Pezzolo V. Uzzone (CN)
44.540598, 8.195572
8.VI.1991 leg. M. Rossi

Come potete vedere i cartellini completi ci indicano chiaramente la località in cui è stato raccolto l’esemplare, con l’indicazione precisa del punto di cattura. Se avremo necessità di capire dove è stato raccolto l’esemplare, la località sarà di immediata comprensione; poi, se avremo voglia di sapere anche il punto preciso, non basterà far altro che tradurre le coordinate su una qualsiasi mappa idonea.

Per rappresentare le coordinate di solito si usa la misura in DMS (Decimali, Minuti, Secondi), con i secondi espressi in formato decimale.

Le coordinate geografiche costituiscono un arricchimento del dato scientifico. Esse ci aiutano a fissare la presenza di una certa specie in un determinato luogo e lasso di tempo nel corso della Storia Naturale.

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