Papilionea

Catalogo dei

Lepidotteri d'Italia

(Insecta: Lepidoptera)

a cura di

Alessandro Bisi

&

Maurizio Lupi

GENOVA

* Via dell’Ombra 32R, 16132, Genova, Italia (email: papilioneainfo@gmail.com)

** Via Borzoli 66A/26, 16161, Genova, Italia (email: maurizioantipodi@libero.it)

Prima bozza: 2 novembre 2018 | Data di pubblicazione (online): 29 dicembre 2021 | Cronologia aggiornamenti: 8 ottobre 2022; 4 aprile 2026.

Citazione: Bisi A. & Lupi M. 2021-2026. Catalogo dei Lepidotteri d’Italia (Insecta: Lepidoptera). – Papilionea – entomology studio, link: https://www.papilionea.it/catalogo/.

Parole chiave: Catalogo, Catalogue, Elenco, Checklist, Lepidotteri, Lepidoptera, fauna, Italia, Italy, Tassonomia, Taxonomy.

Riassunto: il nuovo Catalogo dei Lepidotteri d’Italia, aggiornato secondo le più recenti soluzioni di carattere sistematico, è qui presentato in formato digitale per la prima volta. La compilazione dell’elenco delle specie ha richiesto la consultazione di numerosi lavori di carattere scientifico e divulgativo sotto forma di periodici, riviste, libri, monografie, elenchi faunistici, note e siti web. Per la raccolta dei dati si è resa indispensabile anche la consultazione di collezioni museali e private. Considerando il territorio italiano nella sua interezza viene confermata la presenza di un totale di 5579 specie appartenenti a 83 famiglie. Il presente Catalogo, nella sua concezione generale, rappresenta un aggiornamento rispetto alla Checklist delle specie della fauna italiana di Minelli et al. (1995). Per l’assetto sistematico generale seguiamo Kawahara et al. (2019), in continuità con il lavoro sistematico di Triant et al. (2018).

Summary: the new Catalogue of the Lepidoptera of Italy, updated according to the most recent systematic solutions, is here presented in digital format for the first time. The compilation of the list of species required the consultation of numerous works in the form of periodics, magazines, books, monographs, faunal lists, notes and websites. For the acquisition of the datas we also have to see both private and museum collections. Considering the Italian territory in its entirety, the presence of a total of 5579 species belonging to 83 families is confirmed. This Catalogue, in its general conception, represents an update list with respect to the Checklist of the species of the Italian fauna by Minelli et al. (1995). For the general systematic set-up we follow Kawahara et al. (2019), in continuity with the systematic work of Triant et al. (2018).

Prefazione dell'editore

La società umana non vive di certo tempi di grande consapevolezza per quanto riguarda la considerazione della natura e degli elementi che la compongono. Basti pensare alle tante odioseabonde iniziative delle nostre classi dirigenti nazionali ed europee che, sulla strada delle presunte buone intenzioni, favoriscono le più vili e crude attività che l’essere umano abbia mai concepito. Appare lecito domandarsi, in tutta sincerità, dove siano finiti gli anticorpi morali e culturali conquistati con così tanta fatica nei secoli passati. All’azione compiuta, che sia benevola o malevola, non esiste possibilità di reversione e questo dovremmo sempre tenerlo bene a mente.

Mentre l’entomologo viene spessevolte visto come un assassino, un distruttore ambientale, un vile saccheggiatore di fauna, non si considera quanto segue: passano gli anni ma continuiamo ad inventare modi sempre più micraniosi e sofisticati per ammazzare l’altrui persona, ad esempio, con ferraglie dal costo demenziale. Migliaia di anni di evoluzione della tecnica e del pensiero umano si dissolvono nelle parole e nelle azioni di persone che restano intrappolate nelle loro assurde gabbie ideologiche. Guardate i nomi e le date di descrizione delle specie presenti in questo Catalogo e confrontateli con le macchie nere della nostra storia. Nonostante gli atroci drammi che hanno attraversato le generazioni si è continuato a raccogliere, osservare, capire e descrivere le più disparate creaturine: farfalle e falene che esistono da sempre con noi e a prescindere da noi. Le conoscenze che oggi abbiamo si devono a queste persone che hanno scelto questa attività per dare il proprio contributo al progredire delle Scienze Naturali.

Ed è questo spirito che noi dobbiamo coltivare! Una consapevolezza profonda e razionale per il mondo della natura e di ciò che la compone, nell’idea di fondo che noi siamo parte integrante di essa, e non al di fuori di essa. Serve una visione universale delle cose in cui ciascuno di noi possa in qualche modo migliorare se stesso e l’umanità che lo circonda e, attraverso ciò, godere dell’ambiente e dei suoi elementi. Questo Catalogo è stato ideato per costituire un punto di riferimento per i giovani amatori, così come i più affermati accademici. Tuttavia, parallelamente, questo Catalogo vuole anche mettere in evidenza un atto d’amore incondizionato verso la divulgazione e l’amatorialità dell’entomologia che da sempre ha costituito una parte fondamentale per lo studio e la conoscenza della natura.

A. Bisi

III.2026

Indice dei gruppi sistematici trattati

Superfamiglia: Micropterigoidea
Famiglia: Micropterigidae
Superfamiglia: Eriocranioidea
Famiglia: Eriocraniidae
Superfamiglia: Hepialoidea
Famiglia: Hepialidae
Superfamiglia: Nepticuloidea
Famiglia: Nepticulidae
Famiglia: Opostegidae
Superfamiglia: Adeloidea
Famiglia: Prodoxidae
Famiglia: Incurvariidae
Famiglia: Heliozelidae
Famiglia: Adelidae
Famiglia: Tischeriidae
Superfamiglia: Tineoidea
Famiglia: Meessiidae
Famiglia: Psychidae
Famiglia: Eriocottidae
Famiglia: Dryadaulidae
Famiglia: Tineidae
Superfamiglia: Gracillarioidea
Famiglia: Roeslerstammiidae
Famiglia: Bucculatricidae
Famiglia: Gracillariidae
Superfamiglia: Yponomeutoidea
Famiglia: Yponomeutidae
Famiglia: Argyresthiidae
Famiglia: Plutellidae
Famiglia: Glyphipterigidae
Famiglia: Ypsolophidae
Famiglia: Praydidae
Famiglia: Heliodinidae
Famiglia: Bedelliidae
Famiglia: Scythropiidae
Famiglia: Lyonetiidae
– Clade: Apoditrysia
Superfamiglia: Douglasioidea 
Famiglia: Douglasiidae
Superfamiglia: non assegnata
Famiglia: Millieriidae
Superfamiglia: Carposinoidea
Famiglia: Carposinidae
Superfamiglia: Schreckensteinioidea
Famiglia: Schreckensteiniidae
Superfamiglia: Choreutoidea
Famiglia: Choreutidae
Superfamiglia: Urodoidea
Famiglia: Urodidae
Superfamiglia: Tortricoidea
Famiglia: Tortricidae
Superfamiglia: Sesioidea
Famiglia: Sesiidae
Superfamiglia: Zygaenoidea
Famiglia: Heterogynidae
Famiglia: Limacodidae
Famiglia: Somabrachyidae
Famiglia: Zygaenidae
Superfamiglia: Cossoidea
Famiglia: Brachodidae
Famiglia: Cossidae
Famiglia: Castniidae
– Clade: Obtectomera
Superfamiglia: Papilionoidea
Famiglia: Papilionidae
Famiglia: Hesperiidae
Famiglia: Pieridae
Famiglia: Nymphalidae
Famiglia: Riodinidae
Famiglia: Lycaenidae
Superfamiglia: Gelechioidea
Famiglia: Lypusidae
Famiglia: Depressariidae
Famiglia: Oecophoridae
Famiglia: Lecithoceridae
Famiglia: Autostichidae
Famiglia: Elachistidae
Famiglia: Batrachedridae
Famiglia: Pterolonchidae
Famiglia: Momphidae
Famiglia: Coleophoridae
Famiglia: Blastobasidae
Famiglia: Scythrididae
Famiglia: Stathmopodidae
Famiglia: Cosmopterigidae
Famiglia: Gelechiidae
Superfamiglia: Epermenioidea
Famiglia: Epermeniidae
Superfamiglia: Alucitoidea
Famiglia: Alucitidae
Superfamiglia: Pterophoroidea
Famiglia: Pterophoridae
Superfamiglia: Thyridoidea
Famiglia: Thyrididae
Superfamiglia: Pyraloidea
Famiglia: Pyralidae
Famiglia: Crambidae
– Clade: Macroheterocera
Superfamiglia: Drepanoidea
Famiglia: Cimeliidae
Famiglia: Drepanidae
Superfamiglia: Noctuoidea
Famiglia: Notodontidae
Famiglia: Erebidae
Famiglia: Euteliidae
Famiglia: Nolidae
Famiglia: Noctuidae
Superfamiglia: Geometroidea
Famiglia: Geometridae
Superfamiglia: Lasiocampoidea
Famiglia: Lasiocampidae
Superfamiglia: Bombycoidea
Famiglia: Brahmaeidae
Famiglia: Endromidae
Famiglia: Bombycidae
Famiglia: Saturniidae
Famiglia: Sphingidae

Premessa

L’Italia è un paese caratterizzato da una notevole ricchezza di flora e di fauna. Essa rappresenta senza dubbio un paese molto interessante per lo studio e l’osservazione dei Lepidotteri. Per qualsiasi studioso un elenco di specie costituisce uno strumento fondamentale, non solo per comprendere la ricchezza di una determinata area geografica, ma anche per poter avere una visione d’insieme chiara e complessiva dei taxa citati. Ciò risulta molto utile nella compilazione di elenchi faunistici specifici. Questo Catalogo tratta tutti i Lepidotteri conosciuti per il territorio italiano da Nord a Sud, isole comprese. L’elenco delle specie è articolato secondo una logica sistematica. Questo Catalogo rappresenta un aggiornamento della sezione Lepidoptera della “Checklist of the Species of the Italian Fauna” del 1995. Da allora sono state pubblicate solo revisioni parziali della suddetta Checklist, alcune liste sistematiche contenute in testi riguardanti gli Eteroceri, e la “Checklist of the Italian Butterflies and Skippers” (2014) sui Ropaloceri. Esistono peraltro checklist on-line sui Lepidotteri della fauna europea o del Paleartico Occidentale, ma senza distinzioni che forniscano una chiara interpretazione per quanto riguarda l’Italia.

In oltre un secolo di storia entomologica tante persone, per professione o per diletto, hanno contribuito tramite osservazioni, raccolte e pubblicazioni, all’arricchimento delle conoscenze delle specie che popolano il suolo italiano. La prima stesura di un vero catalogo dei lepidotteri italiani in senso lato si deve ad Antonio Curò, alpinista e patriota vissuto nell’epoca del Risorgimento. Curò, nel suo “Saggio di un Catalogo dei Lepidotteri d’Italia” (1874-1881) cita tutte le specie note per l’epoca, ciascuna accompagnata da brevi note sulla distribuzione e sulla biologia. Ad oltre cent’anni di distanza giunge alla luce la “Checklist delle specie della fauna italiana” (1993-1995), realizzata grazie ad un progetto sviluppato a livello europeo, curato per la parte italiana da Alessandro Minelli, Sandro Ruffo e Sandro La Posta. Tale checklist, nella sezione dedicata ai Lepidotteri, è stata compilata grazie alla collaborazione di tanti specialisti, tra cui ricordiamo Ernst Arenberger, Giorgio Baldizzone, Emilio Balletto, Edward Baraniak, Graziano Bassi, Sante Camporesi, Luigi Cassulo, Gabriele Fiumi, Reinhard Gaedike, László Gozmány († 2006), Peter Hättenschwiler, Peter Huemer, Ole Karsholt, Alexandr L. Lvovsky, Tadeusz Riedl, Pietro Passerin d’Entrèves, Axel Scholz († 1998), Wolfgang Speidel, Pasquale Trematerra, Paolo Triberti, Umberto Parenti († 2014), Erik J. van Nieukerken, Pier Giuseppe Varalda, Steven Whitebread, Sergio Zangheri († 2018) e Alberto Zilli. In tempi più recenti, limitatamente ai Macrolepidotteri, riteniamo di notevole interesse il lavoro di Paolo Parenzan e Francesco Porcelli dal titolo “I macrolepidotteri italiani. Fauna Lepidopterorum Italiae“, uscito nel 2006 e nel 2007 in due pubblicazioni (l’ultima come addenda et corrigenda).

Visione d'insieme

Identità dei Lepidotteri

I Lepidotteri sono insetti olometaboli, ossia caratterizzati dal fenomeno conosciuto come metamorfosi completa: uovo, bruco, crisalide e adulto. Essi comprendono le farfalle e le falene propriamente dette, caratterizzate da due paia di ali finemente ricoperte da minuscole squame chitinose. La maggior parte delle specie, durante lo stadio di adulto, è caratterizzata da un apparato boccale succhiante. Dal punto di vista ecologico i Lepidotteri costituiscono una componente fondamentale degli ecosistemi. Le larve, in qualità di erbivori, contribuiscono alla regolazione della crescita delle piante e ai processi di riciclo dei nutrienti; quando sono molto abbondanti possono influenzare anche la dinamica delle comunità vegetali. Seppure è innegabile che gli adulti abbiamo un ruolo nel processo di impollinazione, va detto che questi a livello generale impattano con cifre inferiori al 10% se paragonati rispetto ad altri insetti come Imenotteri e Coleotteri. Le larve e adulti rappresentano una risorsa alimentare essenziale per numerosi animali, tra cui uccelli insettivori, pipistrelli e altri insetti.

Nella maggior parte delle specie la fase larvale rappresenta la parte predominante del ciclo vitale. I bruchi si nutrono soprattutto di tessuti vegetali vivi, in particolare foglie, ma anche fiori, gemme, semi, radici o corteccia. Alcuni vivono all’esterno delle piante, mentre altri scavano gallerie nei tessuti oppure inducono la formazione di galle. Molte specie sono strettamente legate a una sola pianta ospite, mentre altre possono avvalersi di una impressionante varietà di specie vegetali. In casi più rari le larve si alimentano di funghi o di detriti organici, e alcune hanno sviluppato comportamenti predatori o parassiti. Gli adulti hanno generalmente una vita breve, spesso limitata a una o due settimane, e compaiono durante un periodo di volo ben definito dall’andamento stagionale e climatico. Molti si nutrono di nettare, ma in diverse specie l’apparato boccale è ridotto e gli adulti non si alimentano, sopravvivendo grazie alle riserve accumulate durante lo stadio larvale. In alcuni gruppi di farfalle si osserva il comportamento conosciuto come “puddling”, cioè l’assorbimento di acqua e sali minerali da suoli umidi o fangosi con l’ausilio della spirotromba.

Classificazione

Quello dei Lepidotteri è uno degli ordini di insetti più ricchi di specie in assoluto. Attualmente non esiste un comune accordo sul numero di specie, giacché si passa da una stima di 158.000 a 180.000 taxa specifici! Questo si deve soprattutto al fatto che attualmente non esiste un comune accordo sull’assegnazione specifica o sottospecifica di certi taxa, perciò questa stima risulta soggettiva da fonte a fonte. Tuttavia a prescindere da tali questioni di lana caprina si ritiene che la diversità reale sia molto più elevata. Le stime complessive infatti speculano che sulla Terra vi siano probabilmente tra le 300.000 e le 500.000 specie. La maggior parte delle farfalle è ormai ben conosciuta dal punto di vista tassonomico, mentre diversi gruppi di falene, in particolare i cosiddetti Microlpidotteri, rimangono ancora poco studiati. Le testimonianze fossili più antiche attribuite ai Lepidotteri risalgono a circa 190 milioni di anni fa. Tuttavia, la principale espansione evolutiva del gruppo si verificò molto più tardi, in concomitanza con la grande diversificazione delle piante con fiore durante il Cretaceo (circa 65–145 milioni di anni fa), evento che probabilmente favorì lo sviluppo di numerose linee evolutive associate alle piante ospiti. A partire dal sistema di nomenclatura introdotto da Carl Nilsson Linnaeus nel 1758, la classificazione di questi insetti è stata progressivamente rivista e aggiornata, man mano che nuove conoscenze sulla loro storia evolutiva sono emerse. Oggi l’integrazione tra analisi morfologiche tradizionali e tecniche molecolari offre strumenti sempre più efficaci per chiarire le relazioni sistematiche tra i vari gruppi.

La classificazione degli esseri viventi è una scienza in continuo divenire, e per quanto un elenco possa risultare fedele alle più recenti soluzioni di carattere sistematico, ciò non lo rende di certo esente da miglioramenti e aggiornamenti. Un qualsiasi catalogo o elenco rappresenta una fotografia di un determinato livello di conoscenze sulle specie di una certa area geografica. A tal proposito, citiamo tre esempi di arrangiamento sistematico dei Lepidotteri pubblicati tra il 2011 e il 2019

van Nieukerken et al. (2011)

  1. Micropterigoidea: Micropterigidae.
  2. Eriocranioidea: Eriocraniidae.
  3. Hepialoidea: Hepialidae.
  4. Nepticuloidea: Nepticulidae, Opostegidae.
  5. Adeloidea: Heliozelidae, Adelidae, Incurvariidae, Prodoxidae.
  6. Tischerioidea: Tischeriidae.
  7. non assegnata: Millieriidae.
  8. Tineoidea: Psychidae, Eriocottidae, Tineidae, Meessiidae, Dryadaulidae.
  9. Gracillarioidea: Roeslerstammiidae, Bucculatricidae, Gracillariidae.
  10. Yponomeutoidea: Yponomeutidae, Scythropiidae, Argyresthiidae, Plutellidae, Glyphipterigidae, Ypsolophidae, Praydidae, Heliodinidae, Bedelliidae, Lyonetiidae.
  11. non assegnata: Douglasiidae.
  12. Gelechioidea: Autostichidae, Lecithoceridae, Blastobasidae, Depressariidae, Oecophoridae, Lypusidae, Elachistidae, Stathmopodidae, Batrachedridae, Coleophoridae, Momphidae, Pterolonchidae, Scythrididae, Cosmopterigidae, Gelechiidae.
  13. Alucitoidea: Alucitidae.
  14. Pterophoroidea: Pterophoridae.
  15. Carposinoidea: Carposinidae.
  16. Schreckensteinioidea: Schreckensteiniidae
  17. Epermenioidea: Epermeniidae.
  18. Urodoidea: Urodidae
  19. Choreutoidea: Choreutidae
  20. Tortricoidea: Tortricidae
  21. Cossoidea: Brachodidae, Cossidae, Castniidae, Sesiidae.
  22. Zygaenoidea: Heterogynidae, Limacodidae, Somabrachyidae, Zygaenidae.
  23. Thyridoidea: Thyrididae.
  24. Papilionoidea: Papilionidae, Hesperiidae, Pieridae, Riodinidae, Lycaenidae, Nymphalidae.
  25. Pyraloidea: Pyralidae, Crambidae.
  26. Drepanoidea: Cimeliidae, Drepanidae.
  27. Lasiocampoidea: Lasiocampidae.
  28. Bombycoidea: Brahmaeidae, Endromidae, Bombycidae, Saturniidae, Sphingidae.
  29. Geometroidea: Geometridae.
  30. Noctuoidea: Notodontidae, Erebidae, Euteliidae, Nolidae, Noctuidae.

Pohl et al. (2018)

  1. Micropterigoidea: Micropterigidae.
  2. Eriocranioidea: Eriocraniidae.
  3. Hepialoidea: Hepialidae.
  4. Nepticuloidea: Nepticulidae, Opostegidae.
  5. Adeloidea: Prodoxidae, Incurvariidae, Heliozelidae, Adelidae.
  6. Tischerioidea: Tischeriidae.
  7. [non assegnata: Millieriidae.]
  8. Tineoidea: Meessiidae, Psychidae, [Eriocottidae], Dryadaulidae, Tineidae.
  9. Gracillarioidea: [Roeslerstammiidae], Bucculatricidae, Gracillariidae.
  10. Yponomeutoidea: Yponomeutidae, [Scythropiidae], Ypsolophidae, Plutellidae, Glyphipterigidae, Argyresthiidae, Lyonetiidae, Praydidae, Heliodinidae, Bedelliidae
  11. Douglasioidea: Douglasiidae.
  12. Gelechioidea: Autostichidae, Lecithoceridae, Oecophoridae, Depressariidae, Cosmopterigidae, Gelechiidae, Elachistidae, Coleophoridae, Batrachedridae, Scythrididae, Blastobasidae, Stathmopodidae, Momphidae, Pterolonchidae, Lypusidae.
  13. Alucitoidea: Alucitidae.
  14. Pterophoroidea: Pterophoridae.
  15. Carposinoidea: Carposinidae.
  16. Schreckensteinioidea: Schreckensteiniidae.
  17. Epermenioidea: Epermeniidae.
  18. Urodoidea: Urodidae.
  19. Choreutoidea: Choreutidae.
  20. Tortricoidea: Tortricidae.
  21. Cossoidea: [Brachodidae], Cossidae, [Castniidae], Sesiidae.
  22. Zygaenoidea: [Heterogynidae], Limacodidae, [Somabrachyidae], Zygaenidae.
  23. Thyridoidea: Thyrididae.
  24. Papilionoidea: Hesperiidae, Papilionidae, Pieridae, Lycaenidae, Riodinidae, Nymphalidae.
  25. Pyraloidea: Pyralidae, Crambidae.
  26. Drepanoidea: [Cimeliidae], Drepanidae.
  27. Lasiocampoidea: Lasiocampidae.
  28. Bombycoidea: [Brahmaeidae], [Endromidae], Bombycidae, Saturniidae, Sphingidae.
  29. Geometroidea: Geometridae.
  30. Noctuoidea: Notodontidae, Erebidae, Euteliidae, Nolidae, Noctuidae.

Zilli & Lees (2019)

  1. Micropterigoidea: Micropterigidae.
  2. Eriocranioidea: Eriocraniidae.
  3. Hepialoidea: Hepialidae.
  4. Nepticuloidea: Nepticulidae, Opostegidae.
  5. Adeloidea: Prodoxidae, Incurvariidae, Heliozelidae, Adelidae.
  6. Tischerioidea: Tischeriidae.
  7. Tineoidea: Meessiidae, Psychidae, Eriocottidae, Dryadaulidae, Tineidae.
  8. Gracillarioidea: Roeslerstammiidae, Bucculatricidae, Gracillariidae.
  9. Yponomeutoidea: Yponomeutidae, Argyresthiidae, Plutellidae, Glyphipterigidae, Ypsolophidae, Praydidae, Heliodinidae, Bedelliidae, Scythropiidae, Lyonetiidae.
  10. non assegnata: Millieriidae.
  11. Douglasioidea: Douglasiidae.
  12. Alucitoidea: Alucitidae.
  13. Pterophoroidea: Pterophoridae.
  14. Carposinoidea: Carposinidae.
  15. Schreckensteinioidea: Schreckensteiniidae
  16. Epermenioidea: Epermeniidae.
  17. Urodoidea: Urodidae.
  18. Choreutoidea: Choreutidae.
  19. Tortricoidea: Tortricidae.
  20. Cossoidea: Brachodidae, Cossidae, Castniidae, Sesiidae.
  21. Zygaenoidea: Heterogynidae, Limacodidae, Somabrachyidae, Zygaenidae.
  22. Gelechioidea: Lypusidae, Depressariidae, Oecophoridae, Lecithoceridae, Autostichidae, Elachistidae, Batrachedridae, Pterolonchidae, Momphidae, Coleophoridae, Blastobasidae, Scythrididae, Stathmopodidae, Cosmopterigidae, Gelechiidae.
  23. Papilionoidea: Papilionidae, Hesperiidae, Pieridae, Riodinidae, Lycaenidae, Nymphalidae.
  24. Thyridoidea: Thyrididae.
  25. Pyraloidea: Pyralidae, Crambidae.
  26. Drepanoidea: Cimeliidae, Drepanidae.
  27. Bombycoidea: Brahmaeidae, Endromidae, Bombycidae, Saturniidae, Sphingidae.
  28. Lasiocampoidea: Lasiocampidae.
  29. Geometroidea: Geometridae.
  30. Noctuoidea: Notodontidae, Erebidae, Euteliidae, Nolidae, Noctuidae.

Kawahara et al. (2019)

  1. Micropterigoidea: Micropterigidae.
  2. Eriocranioidea: Eriocraniidae.
  3. Hepialoidea: Hepialidae.
  4. Nepticuloidea: Nepticulidae, Opostegidae.
  5. Adeloidea: Prodoxidae, Incurvariidae, Heliozelidae, Adelidae.
  6. Tischerioidea: Tischeriidae.
  7. non assegnata: Millieriidae.
  8. Tineoidea: Meessiidae, Psychidae, Eriocottidae, Dryadaulidae, Tineidae.
  9. Gracillarioidea: Roeslerstammiidae, Bucculatricidae, Gracillariidae.
  10. Yponomeutoidea: Yponomeutidae, Ypsolophidae
    Plutellidae, Glyphipterigidae, Argyresthiidae, Lyonetiidae, Praydidae, Heliodinidae, Bedelliidae, Scythropiidae
  11. Douglasioidea: Douglasiidae.
  12. Carposinoidea: Carposinidae.
  13. Schreckensteinioidea: Schreckensteiniidae.
  14. Epermenioidea: Epermeniidae.
  15. Choreutoidea: Choreutidae.
  16. Urodoidea: Urodidae.
  17. Tortricoidea: Tortricidae.
  18. Sesioidea: Sesiidae.
  19. Zygaenoidea: Heterogynidae, Limacodidae, Somabrachyidae, Zygaenidae.
  20. Cossoidea: Brachodidae, Cossidae, Castniidae.
  21. Papilionoidea: Papilionidae, Hesperiidae, Pieridae, Lycaenidae, Riodinidae, Nymphalidae.
  22. Gelechioidea: Autostichidae, Lecithoceridae, Oecophoridae, Depressariidae, Cosmopterigidae, Gelechiidae, Elachistidae, Coleophoridae, Batrachedridae, Scythrididae, Blastobasidae, Stathmopodidae, Momphidae, Pterolonchidae, Lypusidae.
  23. Alucitoidea: Alucitidae.
  24. Pterophoroidea: Pterophoridae.
  25. Thyridoidea: Thyrididae.
  26. Pyraloidea: Pyralidae, Crambidae.
  27. Drepanoidea: Cimeliidae, Drepanidae.
  28. Noctuoidea: Notodontidae, Erebidae, Euteliidae, Nolidae, Noctuidae.
  29. Geometroidea: Geometridae.
  30. Lasiocampoidea: Lasiocampidae
  31. Bombycoidea: Brahmaeidae, Endromidae, Bombycidae, Saturniidae, Sphingidae.

Farfalle o falene

Nell’uso comune i Lepidotteri vengono suddivisi in due gruppi distinti: Ropaloceri, ossia le farfalle propriamente dette, ed Eteroceri, che comprendono tutte le falene notturne e diurne. Benché questi nomi ricoprano un’importanza decisiva per la nostra cultura entomologica, va chiarito che i vari tentativi di dare un senso sistematico ben supportato da analisi genetiche non ha ancora prodotto risultati soddisfacenti.

Gruppo: Rhopalocera Boisduval, 1840
Gruppo: Heterocera Boisduval, 1840
Sottogruppo: Macroheterocera Chapman, 1893
Sottogruppo: Microlepidoptera Meyrick, 1880
= Microheterocera Filipjev, 1927

Dati di località

Per definire le distribuzioni a livello regionale e provinciale abbiamo preso in considerazione una considerevole mole di lavori di carattere tassonomico e faunistico, pubblicati sia su carta che su internet, facenti riferimento in particolar modo a monografie, periodici, citazioni, segnalazioni e siti.

Banche dati

Collezioni

Molti dati sono stati ottenuti grazie alla consultazione di collezioni entomologiche, ossia raccolte di insetti conservate da privati o istituzioni museali. Abbiamo preso in considerazione anche il materiale di studio da noi conservato al fine di aggiungere ulteriori informazioni sulle specie. Tutte le collezioni prese in esame, alcune delle quali sono state completamente inventariate, sono identificate nel Catalogo con specifici acronimi come segue.

MSNG        Museo di Storia Naturale “Giacomo Doria” (GE)

coll. Bisi          collezione privata di Alessandro Bisi (GE)

coll. Gallo          collezione privata di Enrico Gallo (GE)

coll. Lupi        collezione privata di Maurizio Lupi (GE)

coll. Naluzzo          collezione privata di Paolo Naluzzo (MI)

coll. Trojan          collezione privata di Stanislav Trojan (Repubblica Ceca)

Suddivisione territoriale

Regioni biogeografiche

I Lepidotteri, così come tutte le forme di vita presenti sulla Terra, esistono entro i limiti di un determinato areale geografico, laddove chiaramente sussistono le condizioni favorevoli alla loro sopravvivenza. Spesso non è facile stabilire a priori quali siano i confini effettivi oltre cui una certa specie non sia più reperibile. Tuttavia, grazie alla presenza di dati di raccolta ed osservazioni sul campo è possibile avere un quadro soddisfacente dell’areale di distribuzione delle varie specie che, a seconda dei casi, può interessare tutto il territorio nazionale o una parte soltanto, anche molto limitata. Le popolazioni di farfalle e di falene che vivono nel nostro territorio si possono osservare in ambienti molto diversi, dalle zone costiere a quelle di altissima montagna, in zone estremamente aride così come all’interno di fitte boscaglie umide. Ricordiamoci che ogni specie necessita di determinate condizioni per sopravvivere, e tra i fattori limitanti vi è senza dubbio l’altitudine, oltre che il tipo di ambiente.

Un tentativo significativo di suddivisione territoriale si deve principalmente a Baroni Urbani et al. (1978) i quali, nel loro lavoro, consideravano vere e proprie regioni biogeografiche disegnate sulla base di un connubio tra realtà geografiche e politico-amministrative. In questo contesto, una regione biogeografica infatti non corrisponde necessariamente a una suddivisione amministrativa (come regioni o province), ma rappresenta un’area in cui le condizioni ambientali, climatiche e storiche hanno favorito lo sviluppo di comunità di organismi simili tra loro e, a seconda dei casi, nettamente differenti rispetto ad altre aree vicine (Fig. 1).

Fig. 1: regioni biogeografiche secondo Baroni Urbani, Ruffo & Vigna Taglianti (1978).

Unità geografiche

I Lepidotteri, così come tutte le forme di vita presenti sulla Terra, esistono entro i limiti di un determinato areale geografico, laddove chiaramente sussistono le condizioni favorevoli alla loro sopravvivenza. Spesso non è facile stabilire a priori quali siano i confini effettivi oltre cui una certa specie non sia più reperibile. Tuttavia, grazie alla presenza di dati di raccolta ed osservazioni sul campo è possibile avere un quadro soddisfacente dell’areale di distribuzione delle varie specie che, a seconda dei casi, può interessare tutto il territorio nazionale o una parte soltanto, anche molto limitata. Le popolazioni di farfalle e di falene che vivono nel nostro territorio si possono osservare in ambienti molto diversi, dalle zone costiere a quelle di altissima montagna, in zone estremamente aride così come all’interno di fitte boscaglie umide. Ricordiamoci che ogni specie necessita di determinate condizioni per sopravvivere, e tra i fattori limitanti vi è senza dubbio l’altitudine, oltre che il tipo di ambiente.

Ai tempi dell’elenco di Minelli et al. (1995) fu fatto un notevole lavoro per fornire una visione d’insieme chiara della distribuzione delle specie della fauna italiana. Venivano di fatto prese in considerazione quattro unità geografiche, ossia l’Italia settentrionale (dal Friuli-Venezia Giulia all’Emilia-Romagna), l’Italia centro-meridionale (dalla Toscana alla Calabria), la Sicilia e la Sardegna (Fig. 2).

Trieste (TS) Gorizia (GO) Udine (UD) Pordenone (PN) Belluno (BL) Treviso (TV) Venezia (VE) Padova (PD) Vicenza (VI) Verona (VR) Rovigo (RO) Bolzano (BZ) Trento (TN) Sondrio (SO) Brescia (BS) Bergamo (BG) Lecco (LC) Como (CO) Varese (VA) Monza e Brianza (MB) Milano (MI) Pavia (PV) Lodi (LO) Cremona (CR) Mantova (MN) Aosta (AO) Verbano-Cusio-Ossola (VB) Novara (NO) Vercelli (VC) Biella (BI) Torino (TO) Cuneo (CN) Asti (AT) Alessandria (AL) Imperia (IM) Savona (SV) Genova (GE) La Spezia (SP) Piacenza (PC) Parma (PR) Reggio Emilia (RE) Modena (MO) Bologna (BO) Ferrara (FE) Ravenna (RA) Forlì-Cesena (FC) Rimini (RN) Massa-Carrara (MS) Lucca (LU) Pistoia (PT) Prato (PO) Firenze (FI) Arezzo (AR) Siena (SI) Pisa (PI) Livorno (LI) Grosseto (GR) Perugia (PG) Terni (TR) Pesaro e Urbino (PU) Ancona (AN) Macerata (MC) Fermo (FM) Ascoli Piceno (AP) L'Aquila (AQ) Teramo (TE) Pescara (PE) Chieti (CH) Rieti (RI) Viterbo (VT) Roma (RM) Frosinone (FR) Latina (LT) Isernia (IS) Campobasso (CB) Caserta (CE) Benevento (BN) Avellino (AV) Salerno (SA) Napoli (NA) Foggia (FG) Barletta-Andria-Trani (BT) Bari (BA) Taranto (TA) Brindisi (BR) Lecce (LE) Potenza (PZ) Matera (MT) Cosenza (CS) Crotone (KR) Catanzaro (CZ) Vibo Valentia (VV) Reggio Calabria (RC) Messina (ME) Palermo (PA) Trapani (TP) Agrigento (AG) Caltanissetta (CL) Enna (EN) Catania (CT), Sicilia Siracusa (SR) Ragusa (RG) Olbia-Tempio (OT) Sassari (SS) Oristano (OR) Nuoro (NU) Ogliastra (OG) Cagliari (CA) Medio Campidano (VS) Carbonia-Iglesias (CI)
     N (Nord)
     S (Sud)
     Si (Sicilia)
     Sa (Sardegna)

Fig. 2: suddivisione dell’Italia adottata per la Checklist delle specie della Fauna Italiana da Minelli, Ruffo & La Posta (1995).

Nel database di Fauna Europaea (de Jong et al. 2014), la distribuzione delle specie per l’Italia è stata ulteriormente semplificata per questioni gestionali relative alla natura stessa del database e del priogetto. L’iniziativa infatti aveva l’obiettivo di costruire un catalogo standardizzato della fauna europea, più che un atlante di distribuzione dettagliato. Per questo motivo, la presenza delle specie veniva generalmente indicata a livello di unità geografiche ampie, spesso coincidenti con suddivisioni politiche a livello nazionale, piuttosto che con una ripartizione su base regionale o provinciale (Fig. 3).

Trieste (TS) Gorizia (GO) Udine (UD) Pordenone (PN) Belluno (BL) Treviso (TV) Venezia (VE) Padova (PD) Vicenza (VI) Verona (VR) Rovigo (RO) Bolzano (BZ) Trento (TN) Sondrio (SO) Brescia (BS) Bergamo (BG) Lecco (LC) Como (CO) Varese (VA) Monza e Brianza (MB) Milano (MI) Pavia (PV) Lodi (LO) Cremona (CR) Mantova (MN) Aosta (AO) Verbano-Cusio-Ossola (VB) Novara (NO) Vercelli (VC) Biella (BI) Torino (TO) Cuneo (CN) Asti (AT) Alessandria (AL) Imperia (IM) Savona (SV) Genova (GE) La Spezia (SP) Piacenza (PC) Parma (PR) Reggio Emilia (RE) Modena (MO) Bologna (BO) Ferrara (FE) Ravenna (RA) Forlì-Cesena (FC) Rimini (RN) Massa-Carrara (MS) Lucca (LU) Pistoia (PT) Prato (PO) Firenze (FI) Arezzo (AR) Siena (SI) Pisa (PI) Livorno (LI) Grosseto (GR) Perugia (PG) Terni (TR) Pesaro e Urbino (PU) Ancona (AN) Macerata (MC) Fermo (FM) Ascoli Piceno (AP) L'Aquila (AQ) Teramo (TE) Pescara (PE) Chieti (CH) Rieti (RI) Viterbo (VT) Roma (RM) Frosinone (FR) Latina (LT) Isernia (IS) Campobasso (CB) Caserta (CE) Benevento (BN) Avellino (AV) Salerno (SA) Napoli (NA) Foggia (FG) Barletta-Andria-Trani (BT) Bari (BA) Taranto (TA) Brindisi (BR) Lecce (LE) Potenza (PZ) Matera (MT) Cosenza (CS) Crotone (KR) Catanzaro (CZ) Vibo Valentia (VV) Reggio Calabria (RC) Messina (ME) Palermo (PA) Trapani (TP) Agrigento (AG) Caltanissetta (CL) Enna (EN) Catania (CT), Sicilia Siracusa (SR) Ragusa (RG) Olbia-Tempio (OT) Sassari (SS) Oristano (OR) Nuoro (NU) Ogliastra (OG) Cagliari (CA) Medio Campidano (VS) Carbonia-Iglesias (CI)
     Italian mainland
     Sicily
     Sardinia

Fig. 3: suddivisione dell’Italia utilizzata nel database di Fauna Europea (de Jong et al. 2014).

Divisione attuale

Le divisioni politiche del territorio italiano sono creazioni artificiali, talvolta slegate da elementi propri dell’ambiente naturale come catene montuose o fiumi. Nonostante ciò le entità regionali, provinciali e comunali sono essenziali per avere una visione agevole ed intuitiva della distribuzione delle varie specie. Le regioni sono elencate dal Friuli alla Sardegna, seguendo il concetto biogeografico di Baroni Urbani, Ruffo & Vigna Taglianti. Anche per le province, alcune delle quali sono oggi classificate come città metropolitane, abbiamo seguito lo stesso metodo. Per non appesantire eccessivamente il lavoro ci siamo astenuti dal prendere in considerazione gli enti territoriali a livello di comune, essendo questi in numero superiore alle 7900 unità.

Attualmente il territorio italiano è suddiviso in 20 entità regionali (Fig. 4) e 102 enti di livello provinciale (Fig. 5). Di queste ultime ben 14 entità sono considerate come città metropolitane, istituite tra il 2014 e il 2015.

  1. Friuli-Venezia Giulia – 1. Trieste (TS), 2. Gorizia (GO), 3. Udine (UD), 4. Pordenone (PN).
  2. Veneto – 1. Belluno (BL), 2. Treviso (TV), 3. Venezia (VE), 4. Padova (PD), 5. Vicenza (VI), 6. Verona (VR), 7. Rovigo (RO).
  3. Trentino-Alto Adige – 1. Bolzano (BZ), 2. Trento (TN).
  4. Lombardia – 1. Sondrio (SO), 2. Brescia (BS), 3. Bergamo (BG), 4. Lecco (LC), 5. Como (CO), 6. Varese (VA), 7. Monza e Brianza (MB), 8. Milano (MI), 9. Pavia (PV), 10. Lodi (LO), 11. Cremona (CR), 12. Mantova (MN).
  5. Valle d’Aosta – 1. Aosta (AO).
  6. Piemonte – 1. Verbano-Cusio-Ossola (VB), 2. Novara (NO), 3. Vercelli (VC), 4. Biella (BI), 5. Torino (TO), 6. Cuneo (CN), 7. Asti (AT), 8. Alessandria (AL).
  7. Liguria – 1. Imperia (IM), 2. Savona (SV), 3. Genova (GE), 4. La Spezia (SP).
  8. Emilia-Romagna – 1. Piacenza (PC), 2. Parma (PR), 3. Reggio Emilia (RE), 4. Modena (MO), 5. Bologna (BO), 6. Ferrara (FE), 7. Ravenna (RA), 8. Forlì-Cesena (FC), 9. Rimini (RN).
  9. Toscana – 1. Massa-Carrara (MS), 2. Lucca (LU), 3. Pistoia (PT), 4. Prato (PO), 5. Firenze (FI), 6. Arezzo (AR), 7. Siena (SI), 8. Pisa (PI), 9. Livorno (LI), 10. Grosseto (GR).
  10. Umbria – 1. Perugia (PG), 2. Terni (TR).
  11. Marche – 1. Pesaro e Urbino (PU), 2. Ancona (AN), 3. Macerata (MC), 4. Fermo (FM), 5. Ascoli Piceno (AP).
  12. Abruzzo – 1. L’Aquila (AQ), 2. Teramo (TE), 3. Pescara (PE), 4. Chieti (CH).
  13. Lazio – 1. Rieti (RI), 2. Viterbo (VT), 3. Roma (RM), 4. Frosinone (FR), 5. Latina (LT).
  14. Molise – 1. Isernia (IS), 2. Campobasso (CB).
  15. Campania – 1. Caserta (CE), 2. Benevento (BN), 3. Avellino (AV), 4. Salerno (SA), 5. Napoli (NA).
  16. Puglia – 1. Foggia (FG), 2. Barletta-Andria-Trani (BT), 3. Bari (BA), 4. Taranto (TA), 5. Brindisi (BR), 6. Lecce (LE).
  17. Basilicata – 1. Potenza (PZ), 2. Matera (MT).
  18. Calabria – 1. Cosenza (CS), 2. Crotone (KR), 3. Catanzaro (CZ), 4. Vibo Valentia (VV), 5. Reggio Calabria (RC).
  19. Sicilia – 1. Messina (ME), 2. Palermo (PA), 3. Trapani (TP), 4. Agrigento (AG), 5. Caltanissetta (CL), 6. Enna (EN), 7. Catania (CT), 8. Siracusa (SR), 9. Ragusa (RG).
  20. Sardegna – 1. Olbia-Tempio (OT), 2. Sassari (SS), 3. Oristano (OR), 4. Nuoro (NU), 5. Ogliastra (OG), 6. Cagliari (CA), 7. Medio Campidano (VS), 8. Carbonia-Iglesias (CI).
Trieste (TS) Gorizia (GO) Udine (UD) Pordenone (PN) Belluno (BL) Treviso (TV) Venezia (VE) Padova (PD) Vicenza (VI) Verona (VR) Rovigo (RO) Bolzano (BZ) Trento (TN) Sondrio (SO) Brescia (BS) Bergamo (BG) Lecco (LC) Como (CO) Varese (VA) Monza e Brianza (MB) Milano (MI) Pavia (PV) Lodi (LO) Cremona (CR) Mantova (MN) Aosta (AO) Verbano-Cusio-Ossola (VB) Novara (NO) Vercelli (VC) Biella (BI) Torino (TO) Cuneo (CN) Asti (AT) Alessandria (AL) Imperia (IM) Savona (SV) Genova (GE) La Spezia (SP) Piacenza (PC) Parma (PR) Reggio Emilia (RE) Modena (MO) Bologna (BO) Ferrara (FE) Ravenna (RA) Forlì-Cesena (FC) Rimini (RN) Massa-Carrara (MS) Lucca (LU) Pistoia (PT) Prato (PO) Firenze (FI) Arezzo (AR) Siena (SI) Pisa (PI) Livorno (LI) Grosseto (GR) Perugia (PG) Terni (TR) Pesaro e Urbino (PU) Ancona (AN) Macerata (MC) Fermo (FM) Ascoli Piceno (AP) L'Aquila (AQ) Teramo (TE) Pescara (PE) Chieti (CH) Rieti (RI) Viterbo (VT) Roma (RM) Frosinone (FR) Latina (LT) Isernia (IS) Campobasso (CB) Caserta (CE) Benevento (BN) Avellino (AV) Salerno (SA) Napoli (NA) Foggia (FG) Barletta-Andria-Trani (BT) Bari (BA) Taranto (TA) Brindisi (BR) Lecce (LE) Potenza (PZ) Matera (MT) Cosenza (CS) Crotone (KR) Catanzaro (CZ) Vibo Valentia (VV) Reggio Calabria (RC) Messina (ME) Palermo (PA) Trapani (TP) Agrigento (AG) Caltanissetta (CL) Enna (EN) Catania (CT), Sicilia Siracusa (SR) Ragusa (RG) Olbia-Tempio (OT) Sassari (SS) Oristano (OR) Nuoro (NU) Ogliastra (OG) Cagliari (CA) Medio Campidano (VS) Carbonia-Iglesias (CI) 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20

Fig. 4: suddivisione dell’Italia a livello regionale.

Trieste (TS) Gorizia (GO) Udine (UD) Pordenone (PN) Belluno (BL) Treviso (TV) Venezia (VE) Padova (PD) Vicenza (VI) Verona (VR) Rovigo (RO) Bolzano (BZ) Trento (TN) Sondrio (SO) Brescia (BS) Bergamo (BG) Lecco (LC) Como (CO) Varese (VA) Monza e Brianza (MB) Milano (MI) Pavia (PV) Lodi (LO) Cremona (CR) Mantova (MN) Aosta (AO) Verbano-Cusio-Ossola (VB) Novara (NO) Vercelli (VC) Biella (BI) Torino (TO) Cuneo (CN) Asti (AT) Alessandria (AL) Imperia (IM) Savona (SV) Genova (GE) La Spezia (SP) Piacenza (PC) Parma (PR) Reggio Emilia (RE) Modena (MO) Bologna (BO) Ferrara (FE) Ravenna (RA) Forlì-Cesena (FC) Rimini (RN) Massa-Carrara (MS) Lucca (LU) Pistoia (PT) Prato (PO) Firenze (FI) Arezzo (AR) Siena (SI) Pisa (PI) Livorno (LI) Grosseto (GR) Perugia (PG) Terni (TR) Pesaro e Urbino (PU) Ancona (AN) Macerata (MC) Fermo (FM) Ascoli Piceno (AP) L'Aquila (AQ) Teramo (TE) Pescara (PE) Chieti (CH) Rieti (RI) Viterbo (VT) Roma (RM) Frosinone (FR) Latina (LT) Isernia (IS) Campobasso (CB) Caserta (CE) Benevento (BN) Avellino (AV) Salerno (SA) Napoli (NA) Foggia (FG) Barletta-Andria-Trani (BT) Bari (BA) Taranto (TA) Brindisi (BR) Lecce (LE) Potenza (PZ) Matera (MT) Cosenza (CS) Crotone (KR) Catanzaro (CZ) Vibo Valentia (VV) Reggio Calabria (RC) Messina (ME) Palermo (PA) Trapani (TP) Agrigento (AG) Caltanissetta (CL) Enna (EN) Catania (CT), Sicilia Siracusa (SR) Ragusa (RG) Olbia-Tempio (OT) Sassari (SS) Oristano (OR) Nuoro (NU) Ogliastra (OG) Cagliari (CA) Medio Campidano (VS) Carbonia-Iglesias (CI) 1 2 3 4 1 2 3 4 5 6 7 1 2 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 1 1 2 3 4 5 6 7 8 1 2 3 4 1 2 3 4 5 6 7 8 9 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 1 2 1 2 3 4 5 1 2 3 4 1 2 3 4 5 1 2 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 6 1 2 1 2 3 4 9 1 2 3 4 5 6 7 8 9 1 2 3 4 5 6 7 8

Fig. 5: suddivisione dell’Italia a livello provinciale.

Il caso sardo

La struttura amministrativa provinciale della Sardegna ha subito diversi cambiamenti negli ultimi decenni. Fino ai primi anni 2000 l’isola era suddivisa in quattro province storiche ossia Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano. Nel 2005 divenne effettiva la delibera del Consiglio regionale della Sardegna la Regione per l’istituzione nuove province aventi il fine di rafforzare l’amministrazione locale: Olbia-Tempio, Ogliastra, Medio Campidano e Carbonia-Iglesias. Questa riorganizzazione portò quindi il totale di enti provinciali a otto unità. Tuttavia, a seguito di referendum regionali e successive riforme amministrative, molte di queste nuove province furono abolite o trasformate: nel 2016 venne istituita la Città Metropolitana di Cagliari e l’assetto provinciale fu ridotto e ridefinito, con la creazione o ricostituzione di enti come la Provincia del Sud Sardegna e, più recentemente, il ripristino di province come Provincia del Nord-Est Sardegna e Provincia dell’Ogliastra. Il recente quadro storico-politico mostra un sistema che negli ultimi vent’anni ha conosciuto numerosi cambiamenti territoriali e istituzionali nel tentativo di bilanciare efficienza amministrativa e rappresentanza locale.

L’assetto provinciale attuale deriva dalla riforma introdotta con la legge regionale n. 7 del 12 aprile 2021, che ha ridefinito l’organizzazione degli enti provinciali superando il modello stabilito nel 2016. La riforma ha previsto la creazione di due città metropolitane e sei province, con l’obiettivo di ricostruire circoscrizioni più coerenti con le identità territoriali e migliorare l’equilibrio amministrativo tra le diverse aree dell’isola. In base a questo ordinamento il territorio è suddiviso dalla Città Metropolitana di Cagliari e Città Metropolitana di Sassari, affiancate dalle province di Provincia di Oristano, Nuoro, Ogliastra, Sulcis Iglesiente, Medio Campidano e Gallura Nord‑Est Sardegna. L’attuazione della riforma è avvenuta progressivamente negli anni successivi, entrando ufficialmente in vigore nell’aprile 2025.

Fig. 1: l’attuale assetto politico della Sardegna (© Camera dei deputati).

Formato dell'elenco

Suddivisione

Tenendo conto del numero impressionante di specie citate all’interno del Catalogo, per una più agevole consultazione, si è ritenuto opportuno suddividere l’elenco sistematico in 11 parti distinte. Suddette parti, qui presentate sotto forma di pagine web, sono separate tenendo conto del livello tassonomico di superfamiglia. I titoli non si riferiscono a categorie sistematiche, ma a gruppi di comodo relegati alla sistematica di uso comune.

Sistematica

Per definire un quadro sistematico accettabile abbiamo attinto a diversi lavori che trattano i Lepidotteri in senso lato, valutando con attenzione le scelte adottate dai vari autori nel corso degli anni. Qui di seguito alcune delle più aggiornate proposte sistematiche sono messe a confronto con quella meno recente di van Nieukerken et al. (2011). A tal proposito prendiamo in considerazione solamente quei gruppi di specie rappresentati in Italia e in Europa.

Nome scientifico, autore e anno di descrizione

I nomi scientifici validi di ciascuna specie sono riportati in corsivo, seguiti dall’autore e dall’anno di descrizione (autorità tassonomica). Nelle autorità tassonomiche l’anno è separato dal nome dell’autore da una virgola. La presenza di parentesi tonde indica che la specie fu originariamente descritta in un genere diverso, mentre l’uso delle parentesi quadre indica che l’autore e/o l’anno sono stati desunti da una fonte diversa rispetto a quella originale.

Sinonimi

Tutte le sinonimie rispetto alla “Checklist of the Species of the Italian Fauna” sono state prese in considerazione, così come quelle di lavori successivi.

Specie endemiche

Le specie endemiche per la nostra fauna, spesso caratterizzate da abitudini ecologiche estremamente delicate, sono affiancate dal simbolo dalla lettera “E” racchiusa tra parentesi quadre, come segue: [E].

Specie aliene rispetto alla fauna italiana

Le specie introdotte accidentalmente o volontariamente, e di seguito adattatesi alle condizioni climatiche italiane, sono affiancate dal simbolo dalla lettera “A” racchiusa tra parentesi quadre, come segue: [A].

Distribuzione generica

Nell’elenco sono utilizzate abbreviazioni e acronimi a dare un’idea generale sulla distribuzione di ciascuna specie in modo sintetico. A seconda dei casi di fa riferimento ad aree geografiche ben definite come le Alpi o gli Appennini. In casi più specifici si fa riferimento alla singola regione. Le abbreviazioni e gli acronimi apprezzabili all’interno dell’elenco sono i seguenti:

  • IT: è il prefisso che si riferisce al territorio statale nella sua interezza da Nord a Sud, comprese tutte le isole maggiori (Sicilia e Sardegna) e minori (Elba, Capraia, eccetera). Questa sigla, nel senso di Karsholt & Razowski (1996), indicava l’Italia non insulare.
  • ITsl: Italia in senso lato, ossia presente in tutte le regioni italiane.
  • Alp – arco montano che comprende le Alpi Occidentali, Centrali e Orientali.
  • App – sistema montuoso che comprende l’Appennino settentrionale, centrale e meridionale.
  • c – abbreviazione di “centrale” in riferimento all’Italia o all’Appennino, o “Centrali” in riferito alle Alpi.
  • m – abbreviazione di “meridionale”.
  • oc – abbreviazione di “Occidentali”, riferito alle Alpi.
  • or – abbreviazione di “Orientali”, riferito alle Alpi.
  • p – Italia Peninsulare, laddove si escludono le isole di Sicilia e Sardegna.
  • s – abbreviazione di “settentrionale”, riferito all’Appennino.

Schede in allegato

Al presente Catalogo sono allegate le schede delle specie che rappresentano uno strumento fondamentale per la comprensione e l’approfondimento di ciascuna entità. Attraverso tali schede è possibile raccogliere in modo sintetico e strutturato le informazioni più significative, come segue:

Intestazione

Viene presentato il nome scientifico e quello comune. A quest’ultimo viene data rilevanza tramite una sottolineatura con un colore verde chiaro.

Classificazione

Si elencano le unità tassonomiche in cui è contenuta la specie, dalla superfamiglia alla sottotribù.

Apertura alare

Viene espressa in millimetri sia per i maschi che per le femmine. Le cifre espresse in questa sezione sono indicative, e non tengono conto di casi di nanismo o gigantismo che rientrano nella sfera delle aberrazioni. I valori vengono ricavati misurando l’apertura alare derivata da esemplari preparati.

Periodo di volo

Qui si indica l’intervallo dell’anno durante il quale gli individui adulti sono in attività. Tale periodo è espresso mediante una successione di mesi (ad esempio maggio–giugno). L’indicazione del periodo di volo fornisce quindi un riferimento temporale utile per comprendere la fenologia della specie e per facilitare le attività di osservazione, monitoraggio e studio sul campo. Bisogna tener conto che l’estensione precisa di questo intervallo può variare in funzione dell’andamento climatico e dall’altitudine.

Generazioni

Si specifica quante generazioni si sviluppano nel corso dell’anno. Il fenomeno del voltinismo include specie monovoltine, bivoltine, trivoltine o multivoltine.

Svernamento

La natura climatica dell’Italia ha imposto adattamenti biologici di grande rilevanza, e la fase invernale è forse la più decisiva. Appare quindi importante comprendere in quale fase del ciclo vitale una determinata specie si è adattata a sopravvivere all’inverno.

Variabilità

I Lepidotteri non sono fatti con lo stampino, e non esiste un esemplare perfettamente identico all’altro.  In questa sezione si pone rilevanza ad eventuali gradi di variabilità all’interno della popolazione, e si fa cenno alla presenza di forme, qualora queste siano ben riconoscibili e divergenti rispetto agli individui nominali.

Specie simili

Qui si specifica se sono presenti specie con le quali possono sussistere problemi di identificazione. A volte si tratta di casi semplici, in cui la determinazione può essere fatta letteralmente a colpo d’occhio. Dall’altra parte vi sono casi in cui la distinzione tra una o più specie può essere effettuata esclusivamente a mezzo dell’analisi degli organi copulatori.

In certi casi vengono pubblicati anche disegni e tavole di confronto utili per agevolare il riconoscimento.

Mappa di distribuzione

Per la realizzazione delle schede delle specie si è deciso di creare una mappa interattiva dell’Italia [vedi sopra], tenendo conto degli enti amministrativi provinciali in cui il paese è suddiviso. In questo modo sarà possibile avere una visione d’insieme chiara ed immediata delle aree dove vi è la presenza di una determinata specie. È comunque importante ricordare che, data la struttura della mappa realizzata in SVG (Scalable Vector Graphics), anche un singolo dato puntiforme comporterà la colorazione dell’intera provincia interessata. I confini politici ed amministrativi sono soluzioni meramente artificiali, e di fatto non costituiscono un limite netto nella distribuzione di una certa popolazione. Eventuali precisazioni in merito alla distribuzione saranno specificate nell’apposito capitolo. La mappa non tiene conto dei due micro-stati presenti all’interno dei confini nazionali, ossia la Repubblica di San Marino e la Città del Vaticano.

Ad ogni mappa è associata una legenda che spiega le informazioni relative ai colori delle province. Nei casi di singole specie tali informazioni sono definite da cinque colori. Con il verde scuro si indicano tutte quelle province per le quali vi sono dati certi ricavati da bibliografia, collezioni private o segnalazioni di altro genere. In verde chiaro si intende una credibile presenza della specie sulla base di citazioni generiche, ottenute per esempio da mappe o informazioni presentate da altri autori. In giallo si fa riferimento ad una citazione ritenuta di dubbia validità, né confermabile né smentibile. Ciò significa che la specie potrebbe essere ancora presente o perfino essere estinta in quella zona. L’arancione sta ad indicare che la specie è ritenuta estinta in quel territorio. Il colore bianco-grigiastro evidenzia l’assenza di dati. Ciò di fatto si considera come un dato di assenza della specie stessa nel territorio, spesse volte giustificata da fattori ecologici.

Nel caso in cui ad una specie siano riconosciute due o più entità sottospecifiche, si utilizza una diversa scala di colori per evidenziarne la presenza sul territorio nazionale. Nei casi in cui in una stessa provincia vi sia la conclamata presenza di più sottospecie, questa sarà evidenziata con un colore neutro, ossia il grigio.

     Dati precisi
     Citazione generica
     Dubbia
     Dati vetusti
     Assente / No dati
     ssp. #1
     ssp. #2
     ssp. #3
     ssp. #4
     ssp. #5
     ssp. #6

Adulto / Imago

Si descrivono in dettaglio le caratteristiche di un tipico esemplare adulto, dando particolare rilevanza alla descrizione dell’ala anteriore e posteriore. Il grado di dimorfismo sessuale viene trattato più o meno esaustivamente a seconda dei casi.

Dell’adulto si figurano esemplari preparati, conservati in collezioni private o museali. In didascalia sono indicati i dati presenti nei cartellini di località. In alcune immagini è presente un riferimento millimetrico utile per avere un’idea delle proporzioni. Da sinistra verso destra si elencano maschi e femmine, dapprima figurati al dritto e quindi al rovescio (△). In certi casi specifici gli esemplari vengono suddivisi in base a vere e proprie popolazioni: queste possono essere isolate da un punto di vista geografico o differenziate da determinate caratteristiche fenotipiche.

A seguire viene presentata una galleria di immagini relative a individui fotografati nel loro ambiente naturale.

All’interno delle gallerie fotografiche si segue un determinato principio spaziale e temporale, per il quale risulterà più chiara la visione d’insieme dei dati sia da un punto di vista distributivo che fenologico. In primo luogo le immagini vengono raggruppate per regione, in accordo con i materiali e i metodi adottati per la compilazione del Catalogo. Così, per esempio, le foto scattate in Piemonte precederanno quelle scattate in Liguria, così come quelle della Sicilia precederanno quelle scattate in Sardegna, e via discorrendo. Per ciascuna regione la suddivisione viene ulteriormente considerata a livello di provincia, sempre in accordo con un ben determinato ordine stabilito per le mappe di distribuzione. L’ordine cronologico si considera dando priorità dapprima al giorno, poi al mese, ed in fine all’anno in cui è stato immortalato il soggetto. Quindi, per esempio, la foto di una specie risalente al 5.VIII.2020 precederà quella scattata il 18.VIII.1991. In didascalia ciascun dato viene presentato secondo il seguente ordine: sesso (indicato con gli appositi simboli), regione, comune con indicazione di provincia sotto parentesi, località, coordinate, altitudine, data ed autore.

Uovo / Ovum

Si descrive un tipico uovo, dando particolare rilevanza al colore e alla superficie del guscio. Viene presentata una galleria di foto o disegni di riferimento utili a comprendere la morfologia di tale elemento.

Bruco / Larva

Si descrive un tipico bruco, dando particolare rilevanza all’aspetto generale composto dai colori e alla forma dell’animale. Viene presentata una galleria di foto e disegni di riferimento utili a comprendere l’identità della specie.

Crisalide / Pupa

Si descrive una tipica crisalide, dando particolare rilevanza all’aspetto generale composto dalla forma e dai colori. Anche in questo caso viene presentata una galleria di foto e disegni utili a comprendere l’identità della specie.

Abitudini alimentari

Questa sezione ha lo scopo di illustrare i legami biologici tra la specie in oggetto e il mondo vegetale. La parte relativa al cibo dell’adulto è spesso trascurata, ma a nostro avviso è importante per chiunque voglia comprendere in modo più completo le relazioni tra Lepidotteri e mondo vegetale. Del bruco sono citate le piante nutrici, e si specifica se la specie è monofaga o polifaga. Dell’adulto vengono indicate quali sono le fonti di nutrimento durante il suo periodo di attività. Le piante vengono citate con il loro nome scientifico.

Distribuzione

Viene indicata la distribuzione della specie a livello globale, e successivamente nazionale.

Distribuzione italiana

Questo paragrafo rappresenta un approfondimento relativo alla distribuzione italiana. Qui si elencano in modo analitico tutti i dati di località ricavati da varie fonti, seguendo un ordine già stabilito nei materiali e nei metodi. Per ragioni di sintesi ciascun dato viene riassunto nella sua dicitura più puntuale, dando priorità alle sigle regionali e provinciali.

Le regioni sono elencate in sequenza nel seguente ordine:

FVG per il Friuli-Venezia Giulia, VEN per il Veneto, TAA per il Trentino-Alto Adige, LOM per la Lombardia, VDA per la Valle d’Aosta, PIE per il Piemonte, LIG per la Liguria, EMR per l’Emilia-Romagna, TOS per la Toscana, UMB per l’Umbria, MAR per le Marche, ABR per l’Abruzzo, LAZ per il Lazio, MOL per il Molise, CAM per la Campania, PUG per la Puglia, BAS per la Basilicata, CAL per la Calabria, SIC per la Sicilia e  SAR per la Sardegna. Per le province vengono utilizzati i codici provinciali ufficiali, già citati nell paragrafo della divisione politica del suolo italiano.

Per definire le distribuzioni a livello regionale e provinciale abbiamo preso in considerazione una considerevole mole di lavori di carattere tassonomico e faunistico, pubblicati sia su carta che su internet, facenti riferimento in particolar modo a monografie, periodici, citazioni, segnalazioni e siti web di varia natura.

b) Collezioni entomologiche

Molti dati sono stati ottenuti grazie alla consultazione di collezioni entomologiche, ossia raccolte di insetti conservate da privati o istituzioni museali. Abbiamo preso in considerazione anche il materiale di studio da noi conservato al fine di aggiungere ulteriori informazioni sulle specie. Tutte le collezioni prese in esame, alcune delle quali sono state completamente inventariate, sono identificate nel Catalogo con specifici acronimi come segue.

MusSTGD        Museo di Storia Naturale “Giacomo Doria” (GE)

collBisA          collezione privata di Alessandro Bisi (GE)

collGalE          collezione privata di Enrico Gallo (GE)

collLupM        collezione privata di Maurizio Lupi (GE)

collNalP          collezione privata di Paolo Naluzzo (MI)

collTroS          collezione privata di Stanislav Trojan (Repubblica Ceca)

Habitat

Si elencano i tipi di ambienti in cui la specie vive, così come l’altitudine. Viene anche presentata una selezione di fotografie degli ambienti tipici in cui la presenza della specie è stata accertata da osservazioni o dalla raccolta di esemplari sul campo.

Nomenclatura

In questo paragrafo ci si sofferma su tutti gli aspetti legati alla nomenclatura e alla tassonomia della specie in oggetto, attraverso determinati sottoparagrafi, come segue:

Nomi italiani

Vengono elencati tutti i nomi comuni italiani recuperati dalla bibliografia divulgativa e scientifica. Conoscere e utilizzare i nomi comuni è per noi una questione di non poca importanza, soprattutto in ambiti divulgativi, educativi e di comunicazione con il pubblico non specialistico.

I nomi comuni aiutano a rendere più accessibile la conoscenza delle specie agli appassionati, soprattutto per i giovani amatori delle Scienze Naturali: dire ad esempio vanessa multicolore o macaone è solitamente più immediato e memorizzabile per un neofita rispetto ai nomi latini Nymphalis polychloros o Papilio machaon.

Etimologia

Si descrive il significato del nome scientifico e del nome comune.

Sinonimi

Viene presentato un elenco di nomi o combinazioni con le quali la specie è stata identificata in passato.

Tassonomia

Vicissitudini nomenclatoriali che riguardano la specie.

Tipi

Indicazioni sul materiale tipo e sul loro attuale status.

Conservazione

Status

Viene indicato lo stato della specie, se questa è da considerarsi rara o meno. Viene fatta menzione di eventuali direttive e leggi a tutela di tale entità.

Rischi

Si pone l’attenzione su potenziali rischi che possono compromettere la buona salute della popolazione.

Gestione

Eventuali pratiche utili per permettere alla specie di prosperare.

Note

In coda a ciascuna parte del Catalogo vi è la sezione delle note che ha la funzione di integrare l’elenco delle specie con informazioni critiche e documentate. Vengono riportati i commenti necessari a chiarire aspetti tassonomici, nomenclatoriali ed ecologici relativi ai singoli taxa, nonché i riferimenti bibliografici che documentano la presenza delle specie nel territorio considerato. Le note permettono quindi di esplicitare le fonti dei dati, segnalare eventuali sinonimie o cambiamenti tassonomici, discutere casi di identificazione dubbia o di segnalazioni controverse e indicare particolarità distributive più rilevanti. In tal modo, esse garantiscono la tracciabilità delle informazioni e forniscono al lettore il contesto scientifico necessario per interpretare correttamente l’elenco delle specie, contribuendo alla trasparenza e alla verificabilità dei dati riportati.

La presenza di una nota è indicata sotto forma di asterisco rosso ( * ).

Bibliografia & Sitografia

La sezione della bibliografia e della sitografia documenta in ordine alfabetico per autore le fonti utilizzate per la raccolta delle informazioni, per l’interpretazione dei dati e per l’inquadramento sistematico delle varie specie. Ogni informazione, dato o interpretazione che deriva da lavori precedenti può essere ricondotto alla fonte originale, permettendo ai lettori e lettrici di controllarne l’accuratezza, approfondire gli argomenti trattati e valutare la solidità delle basi su cui si fonda lo studio.

Per visionare l’elenco dei lavori citati clicca qui.

Informazioni aggiuntive

Conflitto di interessi

Dichiariamo che la realizzazione, la stesura e la pubblicazione del presente lavoro sono state condotte in assenza di qualsiasi conflitto di interessi. In particolare, attestiamo che non sussistono relazioni finanziarie, personali o istituzionali che possano aver influenzato in modo improprio la raccolta dei dati, l’analisi delle informazioni o l’interpretazione dei risultati.

Dichiarazione etica

Il presente lavoro è stato condotto nel rispetto dei principi etici generalmente riconosciuti all’interno dei confini della ricerca scientifica. La raccolta, l’analisi e l’interpretazione dei dati relativi al soggetto sono state effettuate secondo criteri di correttezza scientifica, accuratezza e trasparenza, garantendo l’affidabilità delle informazioni riportate. Tutto questo è stato eseguito pur tenendo conto dei limiti delle nostre umane conoscenze.

Attestiamo che il lavoro è originale, e che tutte le fonti bibliografiche utilizzate sono state correttamente citate e verificate. Non sono stati commessi atti di plagio, falsificazione o manipolazione dei dati. Seppur a titolo di soggetti privati, le nostre attività di studio e documentazione sono state svolte nel rispetto delle normative vigenti e delle buone pratiche della ricerca scientifica, con l’obiettivo di contribuire in modo responsabile all’avanzamento delle conoscenze sui Lepidotteri d’Italia.

Finanziamenti

In conclusione, ci teniamo a sottolineare che il presente lavoro è stato realizzato senza il sostegno finanziario di enti pubblici, istituzioni accademiche, fondazioni o altri organismi. Le attività di ricerca, raccolta dei dati, analisi e preparazione dell’elenco sono state sostenute esclusivamente mediante risorse personali. Il Catalogo è pertanto frutto di un’iniziativa totalmente indipendente, non supportata da programmi di finanziamento istituzionali o di progetti di ricerca finanziati.