In natura capita spesso di incontrare animali vistosamente colorati, tanto appariscenti da essere facilmente riconosciuti dai loro predatori. Ma perché alcuni individui di specie apparentemente inermi dovrebbero mettersi in mostra rischiando di venire facilmente notati e predati? In realtà si tratta di animali pericolosi, repellenti o inappetibili, così che la loro colorazione assume un significato di segnale di avvertimento: “Se mi mangi o se tenti di farlo, ti troverai in pericolo”. Questo fenomeno prende il nome di aposematismo, e le vistose colorazioni di avvertimento sono dette aposematiche o livree di avvertimento. Molti animali, soprattutto insetti, sono dotati di colorazioni aposematiche associate alla loro capacità di pungere, di emettere sostanze chimiche tossiche o di essere loro stessi inappetibili al predatore.
Le combinazioni di colori con il nero, il giallo, il rosso ed il bianco hanno un chiaro significato di avvertimento. Chi non ha ben presente la combinazione di colori delle vespe e dei calabroni? Casi famosi non esistono solo fra gli insetti: infatti anche tra i vertebrati vi sono alcune specie che usano determinati abbinamenti per mettere in guardia i predatori, come il pericolosissimo serpente corallo (Micrurus fulvius), nero con anelli di colore giallo, rosso e bianco.
Zygaena purpuralis fotografata in alta montagna – foto: P. Rosa
Molte farfalle che si nutrono di piante contenenti sostanze tossiche presentano bruchi e adulti con colorazioni aposematiche. Tra le più famose vi sono molte Papilionidi che si cibano dell’Aristolochia, le Eliconine e le Itomine del Sud America che si nutrono della Passiflora e molte altre ancora. In Italia, tra gli esempi più famosi, troviamo le zigene (genere Zygaena), moto note perché molto comuni e facili da osservare. Presentano un comportamento molto tranquillo e restano spesso ferme sui fiori di cui si nutrono senza mai scappare, tanto che spesso è possibile prenderle con le mani per osservarle da vicino.
A differenza delle specie che hanno una colorazione criptica, cioè che si nascondono nell’ambiente, le specie aposematiche hanno abitudini diurne ed “ostentano” in modo deciso la loro presenza. Sfuggono difficilmente e le loro colorazioni sono quasi sempre contrastanti con quelle del substrato su cui si trovano. Molte farfalle, inoltre, sono in grado di secernere acido cianidrico nell’emolinfa o attraverso le ferite del tegumento provocate dal predatore, altre rilasciano amine particolarmente irritanti quali l’istamina e la acetilcolina; altre, infine, producono sostanze tossiche o disgustose, quali la calotropina, alcaloidi pirrolizidinici, oleandrina e altri cardenolidi.
Le Heliconius hanno sempre delle colorazioni di avvertimento. Qui ne vediamo una posata su un fiore di lantana – foto: A. Peruzzo Ed.
È evidente che un qualunque dispositivo di protezione chimica sarà tanto più efficace quanto più i predatori saranno in grado di riconoscerlo dopo aver effettuato una serie “assaggi”. Ne consegue che un predatore riuscirà a ricordare con più efficacia una esperienza negativa se associata ad un messaggio cromatico molto evidente. In questo modo, ad esempio, un uccello che abbia fatto una serie di esperienze negative assaggiando insetti disgustosi e vistosamente colorati, imparerà ad associare al messaggio aposematico (la colorazione) la successiva sensazione di disgusto ed eviterà, quindi, di predare nuovamente individui che presentano le stesse caratteristiche cromatiche.
Il testo del presente articolo (Rosa 2003-2004, Rosa 2007), riprodotto e adattato in formato digitale, è qui pubblicato per gentile concessione di Alberto Peruzzo Editore S.r.l.