Come si scrivono i nomi scientifici

In ambito scientifico esistono determinate regole volte ad uniformare dei criteri di scrittura utili a rendere universalmente chiara la lettura delle informazioni. Nello studio dei Lepidotteri si applica il Codice Internazionale di Nomenclatura Zoogeologica che, attraverso specifici articoli, stabilisce le linee guida per gli studiosi.

Pagina tratta da una monografia sui Noctuoidea in cui il nome scientifico della specie è ben evidente.

Attualmente seguiamo il sistema di nomenclatura binomia introdotto da Linneo nel 1758, per cui ogni specie viene identificata attraverso un nome latino univoco a livello internazionale. Così il satiro del faggio viene citato come segue:

Hipparchia fagi (Scopoli, 1763)

Il primo nome fa riferimento al genere ed è scritto sempre con l’iniziale maiuscola. Il secondo nome identifica la specie, ed è anche conosciuto come epiteto specifico; quest’ultimo va scritto sempre con l’iniziale minuscola. Di tale specie vengono indicati tra parentesi tonde l’autore e l’anno di descrizione.

Anche se non esiste concordanza tra autori, dovete sapere che l’uso delle parentesi è tutt’altro fuorché casuale. Vediamo alcuni esempi.

Papilio machaon Linnaeus, 1758

Iphiclides podalirius (Linnaeus, 1758)

Il ben noto macaone, descritto da Linneo nel genere Papilio, è ancora compreso nel suo genere originale (sempre descritto dallo stesso Linneo), mentre il podalirio è attualmente compreso nel genere Iphiclides. Quindi, se il nome di una certa specie si presenta nella combinazione originale, il suo autore non va indicato tra parentesi. Oramai lo sappiamo molto bene; la sistematica è una scienza in continuo cambiamento, e le entità tassonomiche a livello di specie possono subire cambiamenti di genere. Per questo motivo le parentesi sono state adottate affinché risulti evidente che una specie non è più riconosciuta nel suo genere originale. Vediamo altri casi.

Acossus terebrus ([Denis & Schiffermüller], 1775)

Thumatha senex (Hübner, [1808])

Le parentesi quadre rivestono un non trascurabile ruolo nella nomenclatura dei lepidotteri. Spesso queste vengono omesse a favore di un certo principio di semplificazione. Ad ogni modo in entomologia le parentesi quadre si usano nel caso in cui una informazione viene ricavata da una fonte esterna all’autore originario. Nel 1775 due lepidotterologi austriaci, Michael Denis e Ignaz Schiffermüller, pubblicarono in forma anonima una monografia sui lepidotteri della regione viennese. Già all’epoca si sapeva che gli autori erano loro due, e questa informazione fu ricavata attraverso altre pubblicazioni. Lo stesso principio si applica anche all’anno di descrizione, qualora non sia presente nell’articolo originale.

Cryphia (Euthales) algae (Fabricius, 1775)

Se necessario nella trascrizione del nome della specie, tra il genere e la specie, si include una ulteriore unità tassonomica, sempre racchiusa con parentesi tonde: si tratta del sottogenere. Può capitare ad esempio che un genere come Shargacucullia, nella famiglia dei Noctuidae, venga declassato a sottogenere all’interno del genere Cucullia. Come Cucullia (Cucullia) absinthii (Linnaeus, 1761) e Cucullia (Shargacucullia) verbasci (Linnaeus, 1758).

Per concludere nel discorso dei nomi scientifici dobbiamo sempre tenere bene a mente una regola fondamentale: le unità tassonomiche di genere, sottogenere e specie vanno scritte in corsivo (italic).

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